Sette cose che ho imparato dalla didattica a distanza

Una storia di foto imbarazzanti, gatti e liti familiari.

Da qualche mese ho ricominciato ad occuparmi di formazione in ambito web e comunicazione. Mi è sempre piaciuto insegnare, ma questa volta si è messa di mezzo una pandemia: niente più lezioni in presenza, solo didattica a distanza.

In questo articolo voglio condividere la mia esperienza e raccontare un po’ di ciò che ho imparato.

Ehi! Ci siete? Mi sentite?

Credo che il primo errore da evitare sia preoccuparsi troppo della connessione. Comunicare a distanza è strano e complicato all’inizio, ed è normale preoccuparsi che in quell’ammasso di circuiti cavi e numerini che ci separa dal nostro interlocutore qualcosa possa incepparsi. Ogni silenzio dall’altra parte ci riempie di dubbi…Ma mi staranno sentendo? Riusciranno ancora a vedermi? La connessione funzionerà ancora?

Ho imparato che la cosa migliore è ignorare il mezzo su cui stiamo comunicando, dando per scontato che tutto funzioni bene. Probabilmente se i nostri interlocutori sono silenziosi non è colpa della connessione, forse li stiamo semplicemente annoiando (vedi punto 2!).

E se davvero la connessione non va, saranno loro a segnalarcelo (ma capita molto più raramente di quanto potessi immaginare).

Mantenere il contatto

In aula c’è un “dentro” e un “fuori”, c’è uno spazio per l’insegnante e uno per gli allievi, e soprattutto c’è un’interazione fisica: il contatto visivo, la possibilità di interagire con i singoli o con gruppi in modo immediato.

In un’aula virtuale le regole sono diverse: gli spazi si annullano, non c’è più una distinzione fisica tra insegnante e allievi, non c’è più un vero “dentro” e “fuori”. Questo non è necessariamente un difetto, ma sicuramente rende più difficile l’interazione. Ecco perché cerco sempre di coinvolgere il più possibile i partecipanti.

Ad esempio, li chiamo spesso per nome, chiedo loro di intervenire nella spiegazione contribuendo anche in base alla loro esperienza personale, e cerco di coinvolgerli direttamente nei miei esempi. Ad esempio, se sto facendo una metafora calcistica per spiegare un concetto e ho un allievo appassionato di calcio provo a coinvolgerlo in modo scherzoso.

Per questo cerco sempre di conoscere al meglio i miei interlocutori, e a ogni corso spendo almeno un’ora per chiedere loro di presentarsi (e ovviamente prendo appunti!)

Facciamo ordine sul Desktop

La condivisione dello schermo è uno strumento insostituibile per la didattica a distanza: non solo per proiettare slides, ma anche per fare esempi o piccole esercitazioni.

Questo significa che prima o poi i miei alunni vedranno cosa tengo sul desktop, e forse non è una buona idea lasciare in bella mostra le foto imbarazzanti di quel weekend in cui ho esagerato con la tequila. O le mie foto del liceo con i capelli stile Oasis. Quindi faccio una bella cartella, le dò un nome insospettabile (“briefing” fa sempre bella figura!) e ci butto dentro tutto il ciarpame personale.

Meglio ancora, se ho a disposizione due monitor ne dedico uno alla chatroom e uno alla condivisione.

Ma dove starà guardando?

Anche se siamo distanti, mantenere un contatto visivo aiuta a rendere più fluida e umana la conversazione. Solo che farlo in un’aula virtuale è complicato.

Quando un partecipante parla con me, sono naturalmente portato a guardare il suo quadratino all’interno della finestra – peccato che così facendo lui/lei mi vedrà annuire mentre fisso un punto a caso della mia stanza, il che è decisamente poco rassicurante.

Per ovviare a questo inconveniente cerco sempre di bloccare il riquadro della persona con cui interagisco nella parte superiore del monitor, il più vicino possibile alla webcam – in questo modo l’effetto “sguardo perso” sarà meno evidente.

Se invece sto spiegando direttamente alla classe, mi sforzo sempre di guardare direttamente in webcam. All’inizio è strano, ma dopo un po’ ci si abitua.

La connessione è abbastanza veloce?

Lo streaming audio/video è piuttosto pesante in termini di banda: per questo è fondamentale assicurarsi di avere una connessione abbastanza veloce.

Quanto veloce? Per una riunione con 10 partecipanti Google Meet richiede almeno 1MBps in upload (3,2 per un video full HD) e dai 2 ai 4mbps in download. Niente di particolarmente esoso, sulla carta, ma chi ha solamente una ADSL “base” a 7 Megabit (e sono ancora tanti, soprattutto nelle zone rurali) non riuscirà a gestire in modo efficace il flusso video in uscita, perché la banda in upload non è sufficiente.

Da ex vittima del digital divide ricordo bene il terrore provato quando dovevo organizzare delle lezioni in smart working e ho realizzato che la mia ADSL non reggeva il flusso in uscita. Ora, anche se abito fuori città, ho una connessione FWA da 30 Mbps/10Mbps e tutto va liscissimo (grazie a senza fili senza confini!)

Sono anche riuscito a tenere delle lezioni con 15 partecipanti utilizzando la connessione dati del cellulare – senza alcun rallentamento – ma stiamo parlando di consumi di oltre 1GB all’ora quindi serve un abbonamento piuttosto generoso con i Giga. Ma per la possibilità di fare lezione con vista mare, questo e altro!

Pausa caffé!

La cosa positiva della didattica a distanza è che non servono monetine per il caffé. La cosa negativa è che se prima bastava presentarsi in tono minaccioso alle macchinette per far rientrare tutti dopo la pausa, adesso non c’è modo di “richiamare all’ordine” la classe. Per questo è importante definire in modo preciso l’orario di ripresa – se vuoi puoi usare il nostro piccolo strumento countdown che fornirà alla classe un conto alla rovescia inesorabile.

“Il bello della diretta”

Insegnare a distanza è divertente: certo, mi mancano tantissimo le chiacchierate alle macchinette del caffé e l’immediatezza che solo la presenza può dare, ma è molto interessante interagire in una situazione dove ognuno condivide un po’ del suo quotidiano e facendomi entrare virtualmente a casa propria.

E poi succedono cose buffe, come gatti che appaiono all’improvviso e si adagiano sulla tastiera o sfilano davanti alla webcam, genitori che fanno irruzione in camera gesticolando in modo minaccioso, colazioni e spuntini consumati pacificamente a favore di telecamera… Insomma, si recupera una dimensione più informale che, dosata nel modo corretto, sicuramente può aiutare a rendere più leggera e proficua una lezione.

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