Sei errori da evitare che invecchiano all'istante il tuo sito web.

Cose da evitare per non fare un salto indietro di 20 anni.

Faccio siti web da anni, e se mi mettessi a raccogliere tutte le richieste strampalate che mi sono state fatte dall’inizio della mia carriera come web designer potrei probabilmente farci un podcast di 20 stagioni (e forse un giorno lo farò!). C’è l’imprenditore visionario che vuole creare “un sito dove i ristoranti possono iscriversi e mettere le offerte” (spoiler: c’è già, si chiama The Fork, e no, non ti basteranno mille euro), quello che vuole creare il portale di riferimento per “le notizie che i giornali non ci dicono” (spolier: la terra comunque non è piatta, ma vabbè), e altre richieste surreali che Murakami spostati. 

Ma in mezzo a questi capolavori visionari, c’è tutto un sottobosco di idee e proposte buffe e desuete che continuano a ripresentarsi nei miei colloqui con alcuni clienti. Forse perché alcuni fanno fatica a lascirsi alle spalle il passato. Forse perché pensano “che si è sempre fatto così”, ma nel 2024 dobbiamo fare i conti col presente, e accettare il fatto che alcune soluzioni sul tuo sito web non vanno più di moda, sono controproducenti e faranno apparire il tuo sito immediatamente datato.

Ecco le più clamorose.

Il contatore delle visite in homepage

Conversazione telefonica con un potenziale cliente.

“Senti ho un’idea carina – che ne dici se nel sito mettiamo il numero dei visitatori che sono passati, tipo un contatore che sale ogni volta!”

La mia mente vacilla. Fisso il vuoto. I ricordi mi teletrasportano al 1999.

Accendo la TV a tubo catodico, su MTV passa “Genie in a Bottle” di Christina Aguilera. Io sto studiando per l’esame di Filologia Germanica e penso “chissà se farei colpo su Christina parlandole del grande spostamento vocalico del XIV secolo”. Sono campione mondiale di sogni a occhi aperti.

“Pronto, Davide, sei ancora lì?”

Riprendo il contatto con la realtà, e spiego al mio cliente che le statistiche col numero di visite sul sito sono una cosa del passato. Per diversi motivi:

Quindi, in questo caso mi armo di pazienza e dopo aver snocciolato le motivazioni di cui sopra spiego che oggi gli strumenti principali sono Google Analytics o Matomo.

E così sono pronto a incassare la seconda richiesta folle.

Le splash page con i messaggi di benvenuto.

“Allora, innanzitutto vorrei che il sito si aprisse con una bella pagina di introduzione che accoglie i miei visitatori!”

Al che io rispondo, fiducioso: “Ok, intendi una homepage? Quella si fa sempre, ci mettiamo una bella call to action e…”

E il cliente: “No no, tipo una bella pagina con scritto “BENVENUTI NEL MIO SITO” in 2 lingue, e sotto le bandierine per scegliere la lingua!”

Oh wow, l’ultima volta che ne ho vista una gli Aerosmith cantavano “I Don’t Wanna Miss a Thing”, e Bruce Willis assoldava un manipolo di energumeni per salire su un’asteroide e piazzarci una bomba atomica.

E in effetti l’impatto di una scelta così su un sito web sarebbe quasi devastante come quello di un’asteroide. O meglio, di un’asteroide con sopra una bomba.

Tutti raccontano come la soglia dell’attenzione media si stia abbassando sempre di più, e tu vuoi costringerlo a subirsi una pagina in cui fai un inchino e dici di “cliccare qui” per entrare nel sito?

Mi armo di pazienza, e gli spiego che fare una splash page così è controproducente: 

Ehi grazie per il caloroso benvenuto, ma non potete portarmi direttamente al vostro maledetto sito?

Le splash page con la scelta della lingua

“Ma se non facciamo una pagina di benvenuto dove scegliere la lingua, come facciamo a portare l’utente al sito nella sua lingua?”

Amico, viviamo in un’epoca meravigliosa, dove i server web riescono a capire da dove ti colleghi a partire dal tuo indirizzo IP. E possono anche capire se dalle tue preferenze del browser hai impostato l’italiano, l’inglese o un’altra lingua. Quindi quella welcome page con le bandierine non serve a niente.

Certo, lo so che le bandierine sono bellissime (a chi non piacciono le bandierine?), ma è meglio metterle da qualche parte nel menu principale del sito, come fanno tutti. È pratico, veloce e rassicurante.

Dire alla gente di “cliccare qui”

Su questa cosa ho già fatto una piccola crociata, che trovi in questo articolo. Sono così accanito contro i link “clicca qui” che un mio amico ogni volta che ne trova uno mi manda lo screenshot su WhatsApp, e io puntualmente rispondo con imprecazioni multilingua.

Per farla breve (c’è tutto un pippone lunghissimo articolo su questo argomento), scrivere “clicca qui” sui link andrebbe sempre evitato per questi motivi:

Font di default o troppo piccoli

Signori, vi presento la prima pagina web della storia. E stiamo parlando del CERN di Ginevra, mica del pizzicagnolo dietro l’angolo. Eppure non era proprio entusiasmante dal punto di vista grafico.

Ok, ma questa cosina è nata il 6 agosto 1991. Cioè, per darti un’idea: nella top 10 dei singoli più venduti in Italia c’era “Ti Spacco la Faccia” del Gabibbo. Roba da far venire i brividi.

All’epoca non c’era molta scelta per i font di un sito web: si usavano quelli di sistema – e nemmeno tutti, perché magari uno con un computer Apple non aveva installato Verdana e Comic Sans. E così molti siti erano in Times New Roman, oppure Arial.

Oggi il Gabibbo ce l’abbiamo ancora, ma per fortuna abbiamo anche la possibilità di scegliere dei font più interessanti per i nostri siti web. Esistono librerie pubbliche e gratuite che mettono a disposizione centinaia di font, quindi tanto vale usarli e rendere un po’ più carine le nostre pagine web.

Il web è composto per la maggior parte di testo, quindi se non ci prendiamo cura dell’aspetto tipografico stiamo tralasciando un aspetto fondamentale. E questo non significa solo scegliere un font carino, ma soprattutto fare in modo che tutti gli elementi della pagina contribuiscano a migliorare la leggibilità del testo. 

Fatti un giro nella mia piccola galleria degli orrori del web, e ci troverai dei font bruttini e spesso troppo piccoli. 

Un bel font standard, piccolo piccolo, e sei subito nella macchina del tempo!

Immagini stock trite e ritrite

Ci sono cose che ti fanno sembrare istantaneamente vecchio. Parlare degli anni ‘90 nel 2024 (eccomi), fermarsi a curiosare nei cantieri con le mani incrociate dietro la schiena, e mettere sul tuo sito immagini stock come queste.

Non fraintendermi, non sto dicendo che le foto stock siano da evitare a prescindere. Anzi. Sono un bel risparmio di tempo, e possono aiutare a visualizzare al meglio idee e concetti. 

Diventano però un problema quando non sono coerenti con l’immagine della tua attività, o quando sono estremamente banali e artefatte. 

Le immagini stock possono migliorare il tuo sito aggiungendo un componente estetico, ma devono apparire autentiche. Quando vengono utilizzate come sfondi o ritagliate/modificate per rispettare gli standard del tuo marchio possono funzionare.

Sono invece controproducenti se dalle foto si capisce chiaramente che quelle persone non sono né tuoi clienti né tuoi dipendenti, e magari sono gli stessi modelli vestiti da autisti, cuochi, vigili del fuoco, centurioni romani e elfi dei boschi. Ehi, dove l’avevo già visto questo tizio? Mah.

Sì ma come è finita quella telefonata?

Bene, solitamente i clienti mi ascoltano, nonostante i miei momenti di assenza e i miei viaggi mentali. 

È essenziale educare e consigliare i clienti sulle migliori pratiche del web design e spiegare perché idee obsolete e bizzare come queste possono compromettere l’esperienza utente, la SEO e l’aspetto generale del sito web. 

Il nostro lavoro come web designer è il nostro miglior biglietto da visita, ed è fondamentale portare il cliente verso scelte moderne, funzionali e belle da vedere.

E con questo è tutto. Ora torno a guardarmi MTV.

P.S. Se leggendo l’articolo hai pensato “ehi ma questa cosa sul mio sito c’è!”, allora parliamone!


Davide Ghione
Davide Ghione
Web designer freelance
Natale 1985, il mio primo computer: scopro che i tasti fanno un bel rumore, e che se premo quelli giusti succedono cose incredibili. Da allora non ho mai smesso di esplorare e sperimentare. Oggi mi occupo di web design e comunicazione online.
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